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A Mandia la festa di tutti

Una passeggiata con il naso all’insù ad ammirar le stelle. Un tuffo nel passato, fatto di canti, ballate e cucina tradizionale. E’ la festa degli “Antichi sapori”, una tre giorni attesa da tutto il cilento, che ogni anno, dopo Ferragosto, si muove verso Mandia. La “caput mundi” del parco nazionale che lambisce Paestum e una buona fetta della provincia di Salerno, dicono fieri i più anziani dei “mandioti”, che mentre ti parlano di storia e bellezze locali, addobbano vie e piazze per dare il benvenuto ai visitatori della sagra. La sera prima della festa si sale e si scende tra le vie del paese, accompagnati da musiche e stornelli locali. L’immancabile tappa alle “pantane” (una sorgente di acqua leggerissima) e con un po’ di fortuna capita di incontrare anche volpi e civette incuriosite. Il paese è pronto ad accogliere tutti. In una piazza ci sono spettacoli teatrali dal vivo; si visita una torre medievale, e in pieno centro si susseguono mostre itineranti che raccontano di un passato contadino fatto di aratri, torni e “vrulari” (padelle forate per cuocere le castagne). Ieri come oggi è la terra che muove l’economia di Mandia con prodotti d’eccellenza, fagioli “tabacchini”, marroni, olio delle olive “pisciottane” (varietà tipicamente cilentana). Tutti cibi che si possono assaggiare negli stands allestiti lungo le vie del paese. Il benvenuto a Mandia è dato dalla mascotte “Mandì” (un simpatico riccio di castagna che beve un fiasco di vino) e subito si vede una mappa con il percorso da seguire. C’è l’angolo della gastronomia. Con una offerta minima vengono serviti antipasti di salumi e formaggi, freselle condite con pomodori e fagioli “tabacchini”, fusilli. Ma anche pasta e fagioli, fagioli e castagne, patatine fritte e salsicce cotte alla brace. Musica dal vivo suona per tutto il paese. Ci si improvvisa ballerini, si ballano tarantelle fino a tarda sera. Ogni angolo di Mandia è tappezzato da foto “d’epoca”. Tanti ricordi. Una tradizione che vive negli occhi dei padri, e viene tramandata oggi ai figli. Immancabile è la visita alla chiesa di San Giovanni Battista. L’omaggio alla Madonna, mentre all’esterno, in piazza, un coro “improvvisato” ricorda, in rime e versi, le origini della festa, che quest’anno soffia ventuno candeline. Più di quattro lustri. Non si direbbe. Ma il biglietto da visita è rimasto lo stesso: accoglienza, buona cucina e tanta allegria. “E il prossimo anno si rilancia”, ci saluta con un sorriso una “commare”.

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