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Cappella della Vergine del Principio

La Cappella del Principio

(dal libro “Mannia”)

 

La fede e la tradizione popolare vogliono la sua costruzione proprio accanto al rivolo dell’acqua sorgiva, dove sarebbe apparsa l’immagine sacra. Sappiamo che la Cappella fu meta di pellegrinaggio da molti paesi del Cilento, nei secoli passati. Non conosciamo il periodo certo in cui fu edificata. Ne è fatta menzione, per la prima volta e con lo stesso appellativo odierno, nel resoconto che Don Achille de Mattia, inviato come visitatore, fa al Vescovo, nel 1747. È probabile che la costruzione della cappella votiva sia avvenuta verso la seconda metà del 1600, per una serie di coincidenze. 

  1. La fine del 600 fu funestata da numerose e gravi sciagure, che si abbatterono su tutto il territorio del Principato di Salerno. La prima fu la peste. Iniziata il 20 giugno 1656, rapidamente si estese su tutto il territorio del Principato. Nel mese di agosto raggiunse il culmine, tanto che papa Alessandro VII promulgò l’assoluzione per tutti coloro che si trovavano infermi e non potevano riceverla per le mani dei loro parroci, che erano essi stessi malati o morti. La popolazione del Principato fu dimezzata e molte contrade scomparvero dalla geografia politica. Stessa sorte toccò anche a Mandia, che fu abbandonata dai pochi sopravvissuti alla pestilenza. Nel settembre 1694 un grave terremoto colpì tutta la parte sud della Baronia del Cilento e “fece strage grande”. Sempre nella seconda metà del 1600 si fecero più frequenti le incursioni dei turchi nell’entroterra cilentano e colpirono ripetutamente sia Mandia, sia i casali confinanti (Catona, Terradura, Rodio, S. Barbara, Ceraso). Portarono non solo stragi e distruzioni, ma fecero prigionieri tutti i malcapitati che non riuscirono a fuggire per tempo. Di questo fa menzione il visitatore vescovile Riccio Pepoli, quando, nella stesura del suo rapporto sullo stato della chiesa, scrive: “Poiché la terra di Mandia, da tanti e tanti secoli edificata, in tempo dell’ultimo contagio rimase in parte depopulata ed in ultimo per l’incursione de’ banditi affatto (completamente N.d.R.) disabitata”.
  2. L’origine dell’appellativo “del Principio” è indicativo di un movente religioso intenso, legato a un evento sicuramente molto grave. Il libro dell’Antico Testamento inizia con le parole “In principio”. Era cosa molto comune, in tutto il Medio Evo e anche nei secoli successivi, dedicare chiese e cappelle votive al nome di Maria. L’appellativo “del Principio” è cosa meno comune. Forse volle significare l’inizio di una nuova vita, dopo i pericoli scampati per la peste o per il terremoto o per le incursioni turche o per tutte queste tragedie, che avevano duramente provato i pochi superstiti. Potrebbe essere stato anche il primo momento di riaggregazione dei sopravvissuti, prima di intraprendere il viaggio verso la terra abbandonata.
  3. Infine, la comparazione con l’effigie in malta e creta policrome della Madonna della Sala, del XVII secolo, conservata a S. Mauro Cilento, fa pensare ad un’unica mano o alla stessa scuola artigiana.

Nelle visite pastorali successive viene sempre menzionata la Cappella del Principio. Il canonico Tommaso Ripoli, nel 1902, descriveva la Cappella con due porte (non sappiamo se una delle due è quella attualmente esistente a nord o quella rinvenuta durante i lavori di restauro, che è ubicata a sud), una campana ad arco, un altare di fabbrica, una nicchia con una statua “ex opere coementario et gypso” (costruita con malta e gesso, N.d.R.). Mons. Jacuzio, nel 1912, ne parla come di simulacro antico, cui “ fideles parochiarum limitimorum, feriis tertiis post Pascha et Pentecostem, affluunt causa magnae pietatis erga B. Virgine” (i fedeli delle parrocchie limitrofe accorrono il terzo giorno dopo Pasqua e dopo Pentecoste, per la grande devozione che li anima verso la B. Vergine. N.d.R.).

Nonostante il trascorre del tempo, il nostro popolo non ha mai dimenticato quell’Immagine sacra e il tempio a lei dedicato: segno di grande affetto e devozione, trasmessa per generazioni. Tanti anni fa, mantenendo le cadenze ricordate già nel 1902, partivamo tutti, insieme in processione, preceduti dalle donne che portavano cinte (strutture in legno a forma di cupola campanaria, adornata di ceri, fiori e nastri colorati, utilizzata a scopo votivo e portate sul capo durante la processione), coperte di ceri e viole pasquali, recitando il Rosario e cantando litanie. Oggi, pochi continuano a percorrere l’antico cammino, gli altri raggiungono la Cappella con gli autoveicoli.

Sebbene sottoposta a manutenzioni periodiche, lo stato di conservazione dell’edificio era divenuto precario. Il lento smottamento del terreno aveva creato profonde fessure sulle pareti e la stessa statua di gesso e malta tendeva a sprofondare nella nicchia. Chiamato a raccolta, con la Festa degli Antichi Sapori, tutto il popolo di Mandia ha trovato il modo per reperire i fondi necessari ad effettuare un profondo restauro della Cappella.

Noi, eredi di quegli eroici contadini e pastori che, molti secoli fa, si inventarono da vivere sulle nostre montagne, siamo orgogliosi d’essere ancora uniti per tramandare alle generazioni future l’amore e la pietà che ci lega al Tempio che essi edificarono.

 

          

 

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