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Breve storia della Festa degli Antichi Sapori

 

 

Agli inizi degli anni ’90 la maggior parte dei giovani di Mandia decise di non assistere più, inerte, al degrado del paese e dei beni comuni. Si cominciò a discutere sulla possibilità di creare una manifestazione che, coinvolgendo tutta la popolazione, potesse sollecitare le coscienze e raccogliere proventi da dedicare ad attività comuni e condivise. L’idea che ebbe maggior seguito fu quella di far conoscere al di fuori di Mandia i prodotti della terra, organizzando una festa. Ogni famiglia avrebbe messo a disposizione una parte dei prodotti gratuitamente, come gratuita sarebbe stata la prestazione d’opera. Fu stabilito che il nome da dare alla manifestazione, in considerazione di quanto detto prima, fosse “Festa degli Antichi Sapori”.

Per facilitare i meccanismi di gestione della festa stessa, il compito dell’organizzazione e della gestione fu affidato alla Cooperativa per la raccolta e la commercializzazione delle castagne “San Giovanni Battista” già preesistente. L’animatore principale della manifestazione fu il Prof. Luigi Fierro, che già allora era presidente della Cooperativa. Qualche tempo dopo nacque, sempre per opera dello stesso gruppo di giovani, un’altra realtà associativa, che si prefiggeva lo scopo di valorizzare il territorio, gli usi, i costumi, le abitudini del paese e che fu denominata “Associazione Culturale Comitato pro-Mandia”. Fu quindi gioco forza trasferire le competenze dell’organizzazione della Festa degli Antichi Sapori dalla Cooperativa all’Associazione.

Fu preparato un menu condiviso da tutti, che non è mai cambiato negli anni; in particolare cibi a base di fagioli di Mandia che, come ben descritto nel libro “Mannia”, erano merce di scambio con i paesi rivieraschi già nei secoli passati per la loro bontà e squisitezza e che oggi vorrebbero essere valorizzati con un marchio dop; poi il nostro pane cotto al forno a legna e impastato con lievito naturale, in particolare le “freselle” e i biscotti, che vengono preparati con fagioli e pomodori; ancora la pasta più comunemente utilizzata nel nostro territorio e di semplice preparazione (acqua e farina di grano), i fusilli; infine i dolci con la pasta di castagne, di cui il territorio è ricco. Una volta scelto il menu e definito il progetto comune, si passò all’applicazione pratica.

Se tutto fosse andato bene, si decise che i proventi sarebbero stati utilizzati per la ristrutturazione e il restauro della cappella e dell’effigie di Maria SS. denominata “del Principio”. Si tratta di una piccola cappella a valle del nostro paese, costruita qualche migliaio di anni fa sul greto del fiume Addezio. I secoli e i cambiamenti orografici stavano per distruggerla.

I problemi organizzativi erano immani. I dubbi di non avere un seguito partecipativo da parte di quanti frequentano le spiagge e degli stessi abitanti dei paesi viciniori, che non conoscevano questo piccolo e sperduto paesino di collina, ci attanagliarono fino alla prima sera della manifestazione. Le attrezzature per la preparazione dei sughi, per la frittura delle patate, per la cottura della pasta, furono inizialmente reperite, con molta approssimazione ma tanta buona volontà, tra le famiglie del paese e tra persone disposte ad aiutarci dei paesi vicini. La monodopera fu spontanea ed entusiasta. I problemi di igiene sulla preparazione e la distribuzione dei cibi furono scrupolosamente e costantemente tenuti sotto controllo. La qualità dei prodotti preparati fu verificata con caparbia testardaggine da parte di più persone. La pubblicità, affidata alla inesperienza condita di tanta buona volontà di alcuni giovani di Mandia, che con ogni mezzo e in ogni modo andarono per spiagge, contrade, paesi limitrofi facendo volantinaggio, ci fruttò fin dalla prima sera un gran numero di presenze.

Sicuramente la qualità dei prodotti offerti e l’accoglienza dedicata ad ognuna delle persone che arrivavano a noi fu il miglior biglietto da visita per ottenere il successo che negli anni è andato sempre più crescendo.

 

 

 

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